ARTE

PROGETTO

La Buona Terra.

I Martini della Collezione Zago in dialogo con Elio Armano

20/06/2023  –  30/09/2023

Dal 20 giugno al 1 ottobre la Fondazione Famiglia Zago ha ospitato la mostra “La Buona Terra”, un percorso sobrio ed elegante che si prefigge l’obiettivo di guidare alla conoscenza di alcune opere di Arturo Martini “modellatore” accostate, in nome di un dialogo ideale, con le “terre rare” dell’artista padovano Elio Armano.

Le opere di Martini, grande scultore al quale è dedicata una personale al Museo Bailo di Treviso, affiancate quindi a ceramiche, maioliche e opere fittili collezionate da Costantino Barile e oggi fiore all’occhiello della collezione Bruno e Anna Maria Zago. Le meravigliose istantanee di terra sono ricche di suggestioni primitive e di arcaismi, altre sono ispirate a temi ricorrenti nella produzione martiniana dei “valori plastici” e attestano il ritorno alla realtà degli anni Venti. Ripercorrono temi legati alla vita, alla religione, al classico e al mito. Fra le grandi composizioni di figura di Martini si inserisce a pieno titolo la produzione plastica di cui le squisite ceramiche esposte in mostra sono chiara testimonianza. Opere che consentono di apprezzare il portentoso talento dell’artista che si riscontra nella fattezza, nella scelta dei tagli sommari, nella costruzione del modellato a blocchi, così come nelle pozze d’ombra, tipiche dello stile dello scultore, cavate nella profondità spaziale, nei bassorilievi di maiolica policroma e nelle opere in terracotta: esempi di finissima modellatura, sapide di sale etrusco.

Il rapporto speciale con la terracotta è il filo conduttore con i manufatti di Elio Armano scelti per questa occasione, terre in grado di racchiudere i tratti stilistici più significativi dell’intensa vicenda artistica e del processo creativo di Armano, tutto racchiuso nel concetto chiave del “pensare con le mani”.

Le “terre rare” di Armano, seppur dalla mutata poetica, derivano anche dalla tradizione del Martini. Basti solo pensare che per Armano, maestro e mentore fu Alberto Viani, ricordato come il migliore allievo di Martini. Genealogia a parte, le sue opere segnano un percorso di vita giocato intorno alla potenzialità della materia cruda e viva: l’argilla. Un materiale povero, antichissimo, di cui Armano è sapiente conoscitore. L’argilla è da lui agìta, manipolata, modellata seguendo strade, intenzioni e progetti per nuove dimensioni saldamente ancorate alla nostra tradizione. Forme arcaiche, geometrie, stilemi, teste cave, piccole sculture di paesaggi e città che propongono a chi le osserva un volo dentro alle viscere della terra-crea (in dialetto veneto, argilla) e parlano essenzialmente di noi, del dritto e del rovescio della nostra civiltà.

Arturo Martini, La Gabbia d'oro, 1927, maiolica dipinta, Courtesy Fondazione Famiglia Zago